E' difficile da trovare.
Non lo incontri per strada.
O forse sì.
Perchè è un uomo strano, l'Uomo di Porcellana.
Apparentemente non è diverso dagli altri, ma è il materiale di cui è fatto che cambia la sua natura.
L'Uomo di Porcellana è solo e solitario.
Non parla molto con gli altri, non si siede con gli altri, non beve con gli altri.
Ha casa in un angolo del mondo, una casa con pareti spesse e luce artificiale per difenderlo dal sole e dalle persone.
E' un uomo strano, l'Uomo di Porcellana.
Fuori dalla sua pelle è un uomo triste che cammina lungo le strade del mondo, lavora e si trascina nei giorni dell'esistenza, ma non è un uomo come gli altri.
L'Uomo di Porcellana osserva con quei suoi occhi lucidi sospesi a metà fra follia e lacrime.
Osserva e registra, osserva ed analizza.
Osserva e alza le sue mura.
Perchè l'Uomo di Porcellana è fragile.
L'Uomo di Porcellana si spezza facilmente.
A volte, persino una carezza può incrinare il suo cuore.
La porcellana è dura, liscia, lucida, bella da vedere se smaltata e dipinta.
Ma è fragile.
L'Uomo di Porcellana è fragile come un ramo secco, una foglia caduta, un piattino di porcellana.
Lo vedi spesso seduto in un angolo, chiuso fra le sue sue braccia per difendersi dalle punture del mondo.
E guarda.
Guarda il mondo impazzire.
Guarda le persone cozzare le une contro le altre, correre lungo le strade in cerca di qualcosa che le faccia correre ancora di più. Le guarda svuotare di parole e significati i loro momenti, rimpinzandosi di vuoti che eruttano e ruttano vacuità.
Anche l'Uomo di Porcellana è vuoto.
Se vai oltre la pelle finta che lo veste, se scavi fino alla sua vera pelle, troverai una barriera lucida e dura solcata dalle crepe. Ogni crepa, ogni segno è una carezza o uno schiaffo, un insulto o un'offesa, un bacio o un abbraccio.
Sotto quella pelle così martoriata devi sperare di trovare ancora qualcosa di caldo.
Perchè il vuoto è freddo.
La porcellana è fredda.
C'è il vuoto nel cuore dell'Uomo di Porcellana.
Le persone fuggono dal vuoto, finendo con il trovarlo ovunque. Ed impazziscono, soffocando mentre vi affondano.
L'Uomo di Porcellana non è così.
Lui il vuoto lo ha accettato.
Si è adattato.
Lo respira e lo fa suo.
Sa che c'è, che è insondabile, che è esistenziale e fondamentale come la Morte.
Vi si è immerso mentre gli altri scappavano.
L'Uomo di Porcellana è vuoto di un vuoto forte ed inespugnabile.
Ogni fiamma che per poco illumina la sua prigione viene spenta e abbandonata.
Perchè troppo forte può essere la luce di una candela, se da secoli sei abituato alle tenebre del vuoto.
L'Uomo di Porcellana non ha paura del buio.
L'Uomo di Porcellana è tale e basta.
Una bambola di porcellana dalla pelle fitta di rughe e crepe, sotto le quali ha innalzato una corazza di ferro spessa come montagne.
L'Uomo di Porcellana non ha paura della solitudine, della castrazione, della Morte.
L'Uomo di Porcellana si può permettere di essere fragile.
L'Uomo di Porcellana si può permettere di essere solo.
L'Uomo di Porcellana si può permettere di demolire le illusioni altrui.
L'Uomo di Porcellana si può permettere di ignorare i sentimenti.
Di Uomo di Porcellana ce n'è uno solo.
E' un pezzo unico.
E tutto sommato gli piace essere tale.
Finchè il Tempo non lo spezza.
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lunedì 26 agosto 2013
mercoledì 23 gennaio 2013
GLI ERRORI MAI IMPARATI
"'Cause I'm broken when I'm open..."
Quando abbandoni una corazza, inevitabilmente fai male.
Forse a te stesso, per un pezzo che hai maldestramente tolto e ti è caduto su un piede.
Forse perchè quello stesso pezzo e il tuo allungare la mano ha colpito in testa un passante che girava di lì senza meta.
Accade sempre.
Serata come altre. Un guizzo di follia suicida.
C'è quel lampo che ti rimanda indietro di cinque minuti o di cinque anni e ti spalanca una voragine grande come l'Oceano proprio davanti ai tuoi occhi.
Vedo passare in un gorgo vorticoso diecimila immagini spezzate dalle onde di un ciclopico Maelstrom.
Tutte una merda.
La verità fa male se la punta che gli si dà è ben affilata e manovrata da una mano goffa.
La sincerità è metà verità e metà dolore.
L'attimo di follia si acuisce e mi viene in mente di scrivere due righe ad una ragazza. Cinque minuti prima o cinque anni prima mi sono preso una cotta per lei. Ora la cotta è passata, mai dichiarata. Decido di spiegargli come mai i miei sguardi, le mie parole, la mia lontananza.
Avevo una cotta e per non fare del male a lei togliendomi la corazza avevo scelto di non dire nulla, di chiudere tutto dietro strati di acciaio e ghiaccio. Un piccolo spazio adimensionale che si crea fra la pelle e l'anima, fra l'aria e il cuore. Fa freddo dentro questo spazio che non è uno spazio, ma è un freddo che anestetizza e ti assopisce il dolore come la morfina calma le fitte di un cancro allo stadio terminale.
In questo caso, il cancro sono io.
Scrivo due righe alla ragazza.
E' una cosa sbagliata e lo so perchè l'ho già vissuto dieci vite fa, in un tempo che non era tempo.
Me ne accorgo dopo, quando la risposta della ragazza è ovvia e scontata, già prevista, sentita e ascoltata. Sapevo che sarebbe finita così. Due righe, cinque scuse, un rimorso che colpisce proprio dove avevi deciso di togliere l'acciaio e il ghiaccio per lasciare respirare il tuo coraggio.
L'aria rovente e caustica del ricordo tardivo.
Non dovevo farlo.
Pentimento.
Rimorso.
Mossa sbagliata.
Mai aprire la corazza.
Il calore brucia come ceneri negli occhi.
O come il respiro di un Wyrm sugli zigomi.
Il freddo calma. Il freddo addormenta.
Dopo il messaggio, la vergogna. Vergogna per quello che si è scritto, vergogna per il male che hai fatto alla persona che seppure era distante volevi raggiungere e toccare, forse stanco di troppo freddo, forse preda di un momento di desiderio di cambiamento.
Troppi forse.
Una certezza.
L'errore.
Perchè non impariamo dagli errori. Perchè io non imparo dagli errori.
Forse è colpa della corazza.
Forse se non avessi scritto alla ragazza, adesso non soffrirei.
Forse se non avessi scritto, la ragazza non avrebbe i dubbi, la paura, la diffidenza che ora accompagnerà per sempre i suoi occhi ogni volta che incroceranno i miei.
Non credo di riuscire a mostrarle la mia faccia senza mettermi a piangere.
Non credo di riuscire a mostrare la mia faccia a chiunque. Vedrebbero il rimorso, la colpa, la vergogna, il dolore.
A volte, la terra dovrebbe inghiottire persone che fanno del male ad altre persone.
Mai togliere la corazza.
Ora chiuderò di nuovo le piastre, le salderò dall'interno con il ghiaccio. Lascerò che il freddo torni ad accarezzare le corde del mio io, facendo scomparire il dolore e il ricordo ancora una volta. Il Maelstrom gira e gira di nuovo e il fragore assomiglia ad una risata o a migliaia di risate.
L'unica lezione utile:
Mai togliere la corazza.
Troppo goffo per gettare ponti, troppo lento per ricordare.
Troppo stupido per imparare.
Mai togliere la corazza.
"'Cause I'm broken when I'm open..."
E' vero. Sono spezzato quando sono aperto. Vengo spezzato, o mi spezzo da solo strisciando fuori dalle mie mura interiori.
Troppo debole per il mondo.
Nascondo me stesso dietro una cortina di ferro battuto a mille strati, acuisco le mie palizzate di sarcasmo ed ironia, accumulo proiettili di parole e sentimenti frantumati.
E mai togliere la corazza.
Parole e pensieri sono come pallottole vaganti, sparate a chilometri di distanza da un cecchino cieco. Lo sparo lo senti in lontananza e il loro miagolio vicino all'orecchio è come un fulmine spuntato.
Ma dentro la corazza.
Pace.
Il freddo congela quasi tutto, ma non un lume che ancora splende.
Anacronistico, testardo.
Coltiverò il mio mondo dentro la corazza, in attesa di una persona che la scardini via non per farmi male, ma per farmi toccare la vita dolorosa e farmi sentire la sua sanguinosa bellezza.
Mai togliere la corazza.
Togliere la corazza fa male a te.
Togliere la corazza fa male a chi sta vicino a te.
Tieni dentro tutto: bello, brutto, ricordi e maledizioni. Lascia che il freddo le cristallizzi, le purifichi ed infine le utilizzi per costruire il tuo mondo migliore, bello e dolce come cianuro.
Lasciatemi qui a morire nel mio angolino.
Ancora cinque minuti.
O cinque anni.
Sedimentando sotto la vergogna, sotto il rimorso.
Se non mi vedrete muovere più, se la corazza sembrerà seduta ed abbandonata in un angolo, chiudete la porta e lasciatemi fossilizzare dove sono. Non ho nulla da raccontare.
Solo dolore ghiacciato.
E cuori infranti.
Ma non togliete la corazza.
Potreste trovare un morto vivente affamato di calore, capace solo di sofferenza eterna.
Non togliete la corazza.
Bruciatela e disperdetene le ceneri.
Ora chiudo.
Vado a raccogliere le schegge delle mie ossa e a preparare il freddo.
"'Cause I'm broken when I'm open..."
Quando abbandoni una corazza, inevitabilmente fai male.
Forse a te stesso, per un pezzo che hai maldestramente tolto e ti è caduto su un piede.
Forse perchè quello stesso pezzo e il tuo allungare la mano ha colpito in testa un passante che girava di lì senza meta.
Accade sempre.
Serata come altre. Un guizzo di follia suicida.
C'è quel lampo che ti rimanda indietro di cinque minuti o di cinque anni e ti spalanca una voragine grande come l'Oceano proprio davanti ai tuoi occhi.
Vedo passare in un gorgo vorticoso diecimila immagini spezzate dalle onde di un ciclopico Maelstrom.
Tutte una merda.
La verità fa male se la punta che gli si dà è ben affilata e manovrata da una mano goffa.
La sincerità è metà verità e metà dolore.
L'attimo di follia si acuisce e mi viene in mente di scrivere due righe ad una ragazza. Cinque minuti prima o cinque anni prima mi sono preso una cotta per lei. Ora la cotta è passata, mai dichiarata. Decido di spiegargli come mai i miei sguardi, le mie parole, la mia lontananza.
Avevo una cotta e per non fare del male a lei togliendomi la corazza avevo scelto di non dire nulla, di chiudere tutto dietro strati di acciaio e ghiaccio. Un piccolo spazio adimensionale che si crea fra la pelle e l'anima, fra l'aria e il cuore. Fa freddo dentro questo spazio che non è uno spazio, ma è un freddo che anestetizza e ti assopisce il dolore come la morfina calma le fitte di un cancro allo stadio terminale.
In questo caso, il cancro sono io.
Scrivo due righe alla ragazza.
E' una cosa sbagliata e lo so perchè l'ho già vissuto dieci vite fa, in un tempo che non era tempo.
Me ne accorgo dopo, quando la risposta della ragazza è ovvia e scontata, già prevista, sentita e ascoltata. Sapevo che sarebbe finita così. Due righe, cinque scuse, un rimorso che colpisce proprio dove avevi deciso di togliere l'acciaio e il ghiaccio per lasciare respirare il tuo coraggio.
L'aria rovente e caustica del ricordo tardivo.
Non dovevo farlo.
Pentimento.
Rimorso.
Mossa sbagliata.
Mai aprire la corazza.
Il calore brucia come ceneri negli occhi.
O come il respiro di un Wyrm sugli zigomi.
Il freddo calma. Il freddo addormenta.
Dopo il messaggio, la vergogna. Vergogna per quello che si è scritto, vergogna per il male che hai fatto alla persona che seppure era distante volevi raggiungere e toccare, forse stanco di troppo freddo, forse preda di un momento di desiderio di cambiamento.
Troppi forse.
Una certezza.
L'errore.
Perchè non impariamo dagli errori. Perchè io non imparo dagli errori.
Forse è colpa della corazza.
Forse se non avessi scritto alla ragazza, adesso non soffrirei.
Forse se non avessi scritto, la ragazza non avrebbe i dubbi, la paura, la diffidenza che ora accompagnerà per sempre i suoi occhi ogni volta che incroceranno i miei.
Non credo di riuscire a mostrarle la mia faccia senza mettermi a piangere.
Non credo di riuscire a mostrare la mia faccia a chiunque. Vedrebbero il rimorso, la colpa, la vergogna, il dolore.
A volte, la terra dovrebbe inghiottire persone che fanno del male ad altre persone.
Mai togliere la corazza.
Ora chiuderò di nuovo le piastre, le salderò dall'interno con il ghiaccio. Lascerò che il freddo torni ad accarezzare le corde del mio io, facendo scomparire il dolore e il ricordo ancora una volta. Il Maelstrom gira e gira di nuovo e il fragore assomiglia ad una risata o a migliaia di risate.
L'unica lezione utile:
Mai togliere la corazza.
Troppo goffo per gettare ponti, troppo lento per ricordare.
Troppo stupido per imparare.
Mai togliere la corazza.
"'Cause I'm broken when I'm open..."
E' vero. Sono spezzato quando sono aperto. Vengo spezzato, o mi spezzo da solo strisciando fuori dalle mie mura interiori.
Troppo debole per il mondo.
Nascondo me stesso dietro una cortina di ferro battuto a mille strati, acuisco le mie palizzate di sarcasmo ed ironia, accumulo proiettili di parole e sentimenti frantumati.
E mai togliere la corazza.
Parole e pensieri sono come pallottole vaganti, sparate a chilometri di distanza da un cecchino cieco. Lo sparo lo senti in lontananza e il loro miagolio vicino all'orecchio è come un fulmine spuntato.
Ma dentro la corazza.
Pace.
Il freddo congela quasi tutto, ma non un lume che ancora splende.
Anacronistico, testardo.
Coltiverò il mio mondo dentro la corazza, in attesa di una persona che la scardini via non per farmi male, ma per farmi toccare la vita dolorosa e farmi sentire la sua sanguinosa bellezza.
Mai togliere la corazza.
Togliere la corazza fa male a te.
Togliere la corazza fa male a chi sta vicino a te.
Tieni dentro tutto: bello, brutto, ricordi e maledizioni. Lascia che il freddo le cristallizzi, le purifichi ed infine le utilizzi per costruire il tuo mondo migliore, bello e dolce come cianuro.
Lasciatemi qui a morire nel mio angolino.
Ancora cinque minuti.
O cinque anni.
Sedimentando sotto la vergogna, sotto il rimorso.
Se non mi vedrete muovere più, se la corazza sembrerà seduta ed abbandonata in un angolo, chiudete la porta e lasciatemi fossilizzare dove sono. Non ho nulla da raccontare.
Solo dolore ghiacciato.
E cuori infranti.
Ma non togliete la corazza.
Potreste trovare un morto vivente affamato di calore, capace solo di sofferenza eterna.
Non togliete la corazza.
Bruciatela e disperdetene le ceneri.
Ora chiudo.
Vado a raccogliere le schegge delle mie ossa e a preparare il freddo.
"'Cause I'm broken when I'm open..."
domenica 15 maggio 2011
PICCOLE DIGRESSIONI TEO-FILOSOFICHE
"L'uomo viene redento mediante l'amore. [...] Quando uno nella sua vita fa l'esperienza di un grande amore, quello è un momento di « redenzione » che dà un senso nuovo alla sua vita. Ma ben presto egli si renderà anche conto che l'amore a lui donato non risolve, da solo, il problema della sua vita. È un amore che resta fragile. Può essere distrutto dalla morte. L'essere umano ha bisogno dell'amore incondizionato."
Papa Benedetto XVI, lettera enciclica "Spe Salvi", capitolo 26.
Mi sembrava il caso di riportare questo stralcio di lettera in quanto l'intera opera del mio romanzo attualmente in stesura e il suo senso si basa su questo concetto, qui splendidamente e precisamente riportato e sottolineato.
Hoo-ha!
martedì 8 dicembre 2009
NUOVO INVERNO, TEMPO DI PROGETTI
Dopo un lungo silenzio torno a scrivere e buttare giù qualche riga sulla mia bacheca. Cosa dire tutto questo tempo passato? Niente scuse e niente giustificazioni, ma solo la mancanza di un vero motivo per entrare e scrivere.
Mentre scrivo, pioggia fredda è caduta dal cielo grigio e tentacoli di nebbia sono strisciati timidi fra i tronchi fradici, come in un bellissimo sogno ritratto dalla sapiente penna di uno scrittore. Ora vento freddo e terso pulisce il cielo e l'immensa coperta del firmamento è lucida come un lago di alta montagna.
Ormai siamo avviati alle ultime giornate del periodo natalizio e infine vi sarà il Capodanno. Tempo di tirare somme, dopo un anno di importanti cambiamenti, sia per gli aspetti personali che per quelli della realtà che mi circonda. Piccoli cambiamenti verso una strada diversa, alternativa, vera, essenziale.
Lasciati alle spalle i traguardi della primavera e le delusioni dell'estate, rimane solo una linea retta verso il futuro che sono certo riserverà interessanti sorprese.
Basta con una monotona vita qualunque! Basta con le solite facce e i soliti perbenisti! Ogni giorno ognuno di noi cerca quel di più che rende il tempo passato tempo realizzato e compiuto, non tempo buttato via. Ebbene, dopo l'esperienza di quest'anno fino ad ora, posso dire che ho buttato via sì del tempo prezioso al servizio di un gruppo di persone, ma ho anche guadagnato e reso prezioso del tempo per me, per i miei obbiettivi e le mie ambizioni.
Dopo tanto tempo inutile speso per gli altri ho capito dove indirizzare le mie energie, per una realizzazione personale che potrò riversare sugli altri che mi circondano. Ho capito dove spendere le mie forze perchè è bello e di valore, non vuoto e senza senso perchè indirizzato sulle persone sbagliate.
Un impeto di egoismo? Può essere, anzi sono sicuro che lo sia. Ma non si può volare con un ala monca, mi disse un mio ex collega che stimo molto per al sagacia e anche per il fatto che è uno scrittore e amante dell'arte. Io ho capito qual'è la mia ala monca, perciò abbandono il fardello di un tempo sconclusionato e gettato al vento per riprendere la mia strada anche solo, se necessario. Anche se ho l'idea che non resterò solo a lungo in questa strada dritta ma difficile e lunga.
Mi viene spontaneo ringraziare tutti coloro che mi circondano, siano essi colleghi, amici o dubbi elementi di un gruppo privo di valori e di bussola. Perchè sono proprio queste persone che costruiscono ciò che siamo ogni giorno, ci dirigono con le loro reazioni e le loro risposte.
Ora lascio questo stralcio di vita digitale per tornare a suonare la mia chitarra elettrica e scrivere l'ennesimo capitolo della mia "creatura", termine con il quale chiamo un impervio e ambizioso progetto letterario. Il futuro mi dirà se questo è un'illusione o un sogno, ma la qualificazione come finalista ad un importante concorso nazionale sembra dire il contrario già ora, al termine imminente di un anno speciale e uguale, ma sempre sorprendente.
Credo fermamente che c'è chi crede nei sogni e chi crede nelle illusioni. Sogno è trovare la propria vocazione in mondo tanto ampio quanto affascinante nella sua caotica vita, illusione è attendere il Principe Azzurro che ci porterà via da tutto ciò su un cavallo bianco. Sogno è un progetto reale e realizzabile, illusione è un'utopia irraggiungibile.
Saluto voi che seguite queste pagine con un aforisma di Lawrence d'Arabia (esatto, proprio lui!) che mi è sempre piaciuto e in cui mi riconosco.
Tutti gli uomini sognano: ma non allo stesso modo. Coloro che sognano di notte, nei recessi polverosi delle loro menti, si svegliano di giorno per scoprire la vanità di quelle immagini: ma coloro i quali sognano di giorno sono uomini pericolosi, perché possono mettere in pratica i loro sogni a occhi aperti, per renderli possibili.
Enjoy!
lunedì 3 agosto 2009
ARIA DI FERIE...
Ritorno su queste pagine sperdute di web dopo una lunga assenza, avendo ora a disposizione un meritato periodo di riposo.
Riposo molto relativo, in quanto a differenza della maggior parte della popolazione media, dedico queste mie vacanze alla riflessione e alla produzione creativa. Mentre molti, e forse troppi, si limitano a spegnere il cervello (o supposto tale) per annoiarsi a morte in posti alla moda spendendo mila euro o aprendo mutui per non sfigurare con i colleghi, io cerco una pausa al solito trantran per ordinare idee, riflessioni e conclusioni alla fine di un anno lavorativo e sociale.
Devo dire che nell'ultimo periodo si sono accavallate diverse situazioni deludenti dal punto di vista di amici, in quanto gente che credevo degna di fiducia ha deciso di allontanarsi da un gruppo solo perchè delusa sentimentalmente o perchè in crisi ormonale. Certo, questa gente dovrebbe fare ben ordine nelle ordine nelle sue idee o lasciare che le mere beghe "d'amore" (che non credo che siano perchè non si ha nessun concetto d'amore reale e vero) condizionino le loro vite.
Ma questi sono dettagli.
In fondo, a me non serve un branco di supposti amici che non hanno ne la voglia ne le idee per affrontare realmente i problemi. Il mondo è pieno di imbecilli e a me piace camminare da solo... Senza che persone di tal fatta mi appesantiscano le spalle e i testicoli. Ognuno è libero di fare le sue scelte, ma deve essere pronto ad affrontarne le conseguenze. Invece molti si limitano a fuggire come dei coglioni sperando di abbandonarsi alle spalle i problemi che si portano dentro.
Qui mi permetto una risata amara.
Chi capisce qualcosa, saprà bene che è un controsenso.
Ma questi sono dettagli.
Abbandoniamo la delusione e il fiele per passare alle cose che veramente valgono. Perchè sono queste che danno carburante alla vita.
Dall'altro canto, ho a disposizione un buon periodo di produzione e creazione. Tre settimane per riposare, scrivere e approfondire i rapporti con quelle (poche) persone che, pur essendo di diverse idee e visioni, condividono con me la voglia di fare, mettersi in gioco, realizzarsi. E che hanno un obbiettivo chiaro e definito.
Una bella cosa.
Pochi riescono a trovare spazio e tempo per dedicarlo alle persone vere e non ad un profilo Facebook 0 un cellulare. Inviterei tutti a provare la bellissima sensazione di vivere con una persona vera quegli istanti sotto la pioggia in un bosco e scoprire la soddisfazione di essere lì.
Perchè sono questi i momenti che valgono.
Ora torno al mio libro e alle mie riflessioni. Accompagnato dalla canzone di Tarja Turunen, manifesto adattissimo per questa situazione e per questo post: "I Walk Alone".
Keep all the roses, I'm not dead
I left a thorn under your bed
I'm never gone
Go tell the world I'm still around
I didn't fly, I'm coming down
You are the wind, the only sound
Whisper to my heart
When hope is torn apart
And no one can save you
I walk alone
Every step I take
I walk alone
My winter storm
Holding me awake
It's never gone
When I walk alone...
Saluti a tutti, navigatori!
giovedì 6 novembre 2008
IL MONDO CAMBIA... E NOI?
Rieccoci dopo un lungo silenzio!
Silenzio denso di significato e pensieri, tanto da rendermi muto. Mi dispiace per chi altrettanto silenziosamente segue le mie varie divagazioni, ma spesso ci troviamo di fronte a momenti in cui staccare un momento e riflettere è meglio di qualsiasi panacea.
Ritorno alla parola per dare uno sguardo al mondo. Siamo a giovedì e da ieri un nuovo presidente siede dietro la scrivania più pesante del pianeta, quella degli Stati Uniti.
Svolta epocale? Novità di breve durata?
Un uomo di colore che siede dove tutti vorrebbero essere e dove nessuno vorrebbe trovarsi. Stiamo proprio cambiando mondo? Siamo attenti alla realtà che ruota intorno a noi oppure lasciamo che i fatti importanti ci scorrano accanto?
Molti di noi non hanno pensato ne si sono interessati, presi come sono nelle loro piccole e meschine questioni quotidiane.
Ma ogni tanto bisognerebbe alzare gli occhi e guardarsi intorno. A volte siamo semplici spettatori addormentati nel grande film di questa nostra storia.
Confidiamo così che il nuovo predidente U.S.A. si riveli all'altezza del compito, e che noi riusciamo ad alzare lo sguardo su obbiettivi un po' più lontani delle nostre ristrette e grette visioni quotidiane. E magari lanciarci un po' sulle vie del nostro futuro per essere qualcosa di più che degli scaldasedie :-)
Buona serata a tutti, navigatori!
Silenzio denso di significato e pensieri, tanto da rendermi muto. Mi dispiace per chi altrettanto silenziosamente segue le mie varie divagazioni, ma spesso ci troviamo di fronte a momenti in cui staccare un momento e riflettere è meglio di qualsiasi panacea.
Ritorno alla parola per dare uno sguardo al mondo. Siamo a giovedì e da ieri un nuovo presidente siede dietro la scrivania più pesante del pianeta, quella degli Stati Uniti.
Svolta epocale? Novità di breve durata?
Un uomo di colore che siede dove tutti vorrebbero essere e dove nessuno vorrebbe trovarsi. Stiamo proprio cambiando mondo? Siamo attenti alla realtà che ruota intorno a noi oppure lasciamo che i fatti importanti ci scorrano accanto?
Molti di noi non hanno pensato ne si sono interessati, presi come sono nelle loro piccole e meschine questioni quotidiane.
Ma ogni tanto bisognerebbe alzare gli occhi e guardarsi intorno. A volte siamo semplici spettatori addormentati nel grande film di questa nostra storia.
Confidiamo così che il nuovo predidente U.S.A. si riveli all'altezza del compito, e che noi riusciamo ad alzare lo sguardo su obbiettivi un po' più lontani delle nostre ristrette e grette visioni quotidiane. E magari lanciarci un po' sulle vie del nostro futuro per essere qualcosa di più che degli scaldasedie :-)
Buona serata a tutti, navigatori!
venerdì 24 ottobre 2008
POESIA - LA SCELTA
LA SCELTA
Le spalle al sole,
la strada davanti.
Inutilmente rimugini sulla scelta.
Libero.
Libero di scegliere.
Troppo libero di scegliere.
Attrazioni, illusioni,
allungano i loro tentacoli
per trascinarti nel fango della nullità;
intrappolano, strangolano il tuo io,
affogandolo in falsi valori
e vuote nullità.
Liberati,
prendi il timone e scegli.
Realizzati, urlano
i tuoi sogni,
i tuoi obbiettivi,
i tuoi desideri.
E tu sei lì,
lacerato dai dubbi e dai perchè.
Vuoi lanciarti e non vuoi lanciarti.
Scegli.
Bodio Lomnago, 24 ottobre 2008.
Buonasera a tutti!
Rieccomi su questa paginetta di web strappata all'infinito, per proporvi nuove idee, opinioni ed esperienze.
Oggi voglio essere personale e condividere con voi una delle mie tante giornate, ma questa è particolare per un motivo preciso: è un giorno di scelte. Non scelte, ma una scelta difficile, impegnativa e proiettata sul futuro. Spero che mi comprendiate e che almeno virtualmente mi diate una pacca sulla spalla pensando a tutte le volte che è capitato a voi.
Giorno di lavoro normale o quasi: alzata alle 8.15, colazione, preparazione e via la lavoro per le 10.00. Oggi è giorno di turno del pomeriggio. Il penultimo venerdì in questa piccola azienda farmaceutica da 20 dipendenti. L'ultimo giorno della settimana lavorativa, anticamera al weekend di impegni e riposo.
Sono tranquillo: mi è stato dato l'annuncio due giorni fa dal capo che non mi sarà rinnovato il contratto, e che da inizio di novembre sarò a casa disoccupato. Nella mia mente ho già steso un progetto ambizioso e spericolato, audace e folle: giornate di scrittura e creazione, per arrivare all'anno prossimo con in mano il primo romanzo da proporre ad una casa editrice. Sono deciso a lanciarmi, ad osare e provare a prendermi quel pezzetto di soddisfazione che tutti cerchiamo e desideriamo per noi. Programma delle settimane: musica, tranquillità, il pc e tutte le idee che ho consegnato alla carta di svariati fogli in questi giorni.
Poi arriva il terremoto. Un Big One che scuote alle fondamenta la mia sicurezza e determinazione.
"La situazione si è evoluta", dice il capo.
"Vogliamo proporti un contratto da un anno con noi, che con il prossimo rinnovo potrebbe essere a tempo indeterminato", dice il direttore tecnico.
Vuoto.
Un buco all'altezza dell'ultima costola, come quando sei in funivia e la carrucola passa il pilone di sostegno. Due secondi di assenza di gravità. Il diaframma si blocca, l'aria stagna nei polmoni e la mente di svuota di pensieri per poi congestionarsi di caos e folli equazioni.
Dov'è la determinazione di prima, la decisione di prima?
Certo che ci vuol poco per ditruggere la volontà di un uomo...
Ora siamo al bivio: sicurezza contro realizzazione.
Quale strada prendere?
1) Entrare in ditta, avere la sicurezza relativa di uno stipendio a fine mese, rinunciare ai sogni e ai tuoi valori per essere un nessuno con delle vaghe certezze. Imbrigliare le tue passioni, la tua volontà e la tua determinazione per ottenere un traballante sostegno alla tua vita da mediano.
2 ) Lanciarsi, osare, provare ad allungarsi e cercare di afferrare quel sogno che ti sfuggiva, quel tuo obbiettivo che senza certezze ti darebbe una soddisfazione grandiosa, al di là del risultato. Provare a fare il salto, a passare di livello, cercare di uscire da una mediocrità per far vedere al mondo che sei qualcuno, che sei un uomo e che sei quello che sei, senza maschere e senza vanti. Prendere il falco dentro di te e fargli prendere il volo...
Proprio a me. In queste giornate malate di autunno, sotto le coperte delle nuvole grigie dove un sole pallido cerca di scaldarsi, a me tocca decidere. E in questi frangenti ti rendi conto di essere solo, su un sentiero che si biforca in una landa desolata.
Scrivi due righe, cerchi la bussola che avevi infilato in tasca e mannaggia, se non la trovi. Cerchi un orizzonte, qualcuno che ti possa aiutare e non risponde nessuno perchè non hai il cellulare e non hai niente. Sei un verme davanti al suo bivio.
Poi senti una mano che ti batte sulla spalla, che ti invita a scegliere. Ti volti e non c'è nessuno. Pensi che in fondo non importa se rinunci alle tue sicurezze, che forse vale la pena provare a prendere quell'obbiettivo che da tanto aneli di raggiungere anche se non hai le certezze di una mappa e di una bussola. Forse vale la pena di tentare, di lasciare il tuo segno sulla sabbia della storia di questo schifo di mondo, forse è il momento di tirare fuori il coraggio e prendere la palla al cannoniere e fare tu goal.
Così allunghi un passo e sei già più vicino al bivio.
Forse è il momento di provarci, che il tempo scorre e non ti è data una seconda opportunità, non puoi tornare indietro. Hai vent'anni e non ti basterà il resto della vita per realizzare quel sogno che vedi svolazzare davanti a te. Forse è il momento...
Siamo qui, davanti al bivio.
Vi dirò quale strada avrò scelto quando sarò già sulla via. E non mi volterò indietro, perchè il passato è passato e il rimpianto stempera la felicità in toni di grigio.

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